La capoeira è ormai ovunque… Molti ne rimangono affascinati e incuriositi; c’è chi vorrebbe provarla, chi praticarla, ma forse, e prima di tutto, sapere cos’è.


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ASI

In effetti è difficile anche per un capoeirista spiegare cosa essa sia: dire che sia uno sport è riduttivo, quasi un’offesa per chi la pratica.. La capoeira è la somma di tante vite di schiavi africani, è il loro sfogo, la loro ribellione, la loro voce, la loro libertà tra la schiavitù. Chi sceglie di praticare seriamente la capoeira non può ignorarne le origini… (Esse continuano a legare la passione di chi la pratica…) Attraverso una lettura della tratta di coraggiosi uomini è possibile “capire” la devozione – all’occhio esterno forse esasperata – di tutti gli attuali capoeiristi che si inchinano dinanzi ad uno strumento, che lottano tra di loro seguendo regole antiche ancora attuali e cantano canzoni come fossero preghiere.
La capoeira si è diffusa per la devozione di chi ha studiato la storia, che ha scelto di stare con il più debole e ha trovato in quest’arte qualcosa di profondo da trasmettere. E anche una piccola città come Brescia l’ha accolta e la pratica. Ma prima di arrivare alla nascita, a come si è espansa e come è arrivata a Brescia è utile sapere l’etimologia di questo termine misterioso, forse non troppo facile da pronunciare. Capoeira è una parola composta da CAPO= EIRA=. Consultando i libri è possibile riscontrare alcune teorie tra loro diverse, ma ad oggi due sono considerate le più attendibili. 1°- il termine capoeira indicherebbe un tipo di vegetazione bassa presente in Brasile nelle zone dove si riunivano gli schiavi neri fuggiti dalle piantagioni,
per addestrarsi a lottare contro chi tentava di catturarli. 2°- la parola capoeira si riferisce alle ceste piene di pollame portate sulla testa dagli schiavi per essere vendute nei mercati: l’arte della capoeira sarebbe nata come passatempo degli schiavi in questi mercati. Tutti quelli che incontrano per la prima volta la capoeira ne rimangono impressionati, ma presi da una sorta di sconforto. Noi rappresentanti di questa associazione, che con fatica è riuscita ad affermarsi dopo anni di lavoro e costanza, siamo consapevoli di tutto ciò, perché ci siamo già passati. Inutile dire che:

Per chi intraprende cose belle, é bello soffrire, qualsiasi cosa gli tocchi.
-Platone-



LA STORIA DELLA CAPOEIRA

1500 – è la data di inizio della dominazione coloniale portoghese in Brasile, che durerà fino al 1822. In questo periodo l’economia brasiliana è basata quasi esclusivamente sulle piantagioni di canna da zucchero. Non avendo abbastanza manodopera, i portoghesi cominciano a importare in maniera sempre più massiccia schiavi neri dall’Africa: Dal 1500 al 1888 quasi quattro milioni di africani attraversano a forza l’Atlantico per stabilirsi in Brasile, dove sono costretti a lavorare in condizioni disumane. L’alloggiamento degli schiavi nelle piantagioni si chiama senzala. Quando gli schiavi riescono a fuggire dalle piantagioni, si installano in luoghi nascosti nelle foreste, formando comunità che si chiamano quilombos. Secondo alcuni, l’origine della capoeira sarebbe nella formazione di guerrieri per difendere queste comunità dagli assalti dei capitães de mato, i cacciatori di schiavi fuggiti.


1888 – fu l’anno di liberazione dalla schiavitù, ma gli schiavi liberati non ebbero modo di integrarsi facilmente nel tessuto socio-economico. La capoeira fu presto associata alla delinquenza di strada, tanto da essere proibita a livello nazionale già dal 1892. La pratica della capoeira rimase clandestina, spesso violenta e praticata solo nelle strade da individui malfamati.


1930 – ll presidente/dittatore Getúlio Vargas, in cerca di uno sport da promuovere come sport nazionale, dette l’opportunità a Mestre Bimba di riscattare la capoeiracon lo stile di “Lotta Regionale di Bahia”, da lui ideato. 1932 – Fu permesso a Bimba di aprire la prima academia nella quale impose anche delle regole di disciplina per ripulire la cattiva immagine che l’opinione pubblica aveva della capoeira. Dopo una pubblica esibizione di Mestre Bimba e dei suoi allievi finalmente lo sport ebbe il suo riscatto, e cominciò la sua lenta ascesa.


Il Centro Cultural Senzala, fondato da Mestre Peixinho, Marcelo Guimaraes (1947-2011) fa parte del Grupo Senzala, che ha sede a Rio de Janeiro, Brasile, ed e’ rappresentato in tutto il mondo. Il gruppo Senzala e’ nato negli anni ’60 grazie ad un gruppo di amici che sentivano la voglia ed il bisogno di allenarsi insieme, ed e’ cresciuto grazie al contatto con altri capoeiristi, ad un innovativo metodo di allenamento e soprattutto grazie alla ricerca dei “fundamentos” della Capoeira attraverso numerosi incontri e periodi di allenamento con la “velha guarda”, antichi mestres della capoeira a Salvador, Bahia. Nel 1967 alla ricerca di esperienza il gruppo si iscrive al tornero “berimbau de ouro”. Con grande sorpresa di tutti, il Grupo Senzala lo conquista per 3 anni consecutivi, aggiudicandoselo definitivamente. Oltre all’esperienza fatta, questo gli permette di conquistare fama e rispetto anche a livello nazionale. Più avanti nel tempo i Mestres iniziano ad aprire diversi nuclei cominciando ad insegnare separatamente in differenti academie, clubs, palestre, universita’ etc. ed incontrandosi in occasione dei batizados e dei cambi di graduazione.
Oggi il gruppo e’ rappresentato in tutto il mondo.


Brescia
Il “Centro Cultural Senzala de Capoeira” apre il suo primo nucleo nella nostra città alla fine del 2006, sotto la guida di Mestre Luis Claudio. Nel Gennaio del 2009 viene fondata l’asd Brescia Capoeira, che si impegna, attraverso i suoi capoeiristi, a divulgare questa meravigliosa arte, insegnando il dialogo del corpo, la musicalità, il ritmo e la ricchezza della cultura e del folklore brasiliano. Durante le lezioni viene insegnata la Capoeira in tutti i suoi aspetti secondo il metodo di insegnamento creato dal Grupo Senzala, assieme al maculélè, alla samba de roda e ad altre espressioni cultural-popolari Brasiliane.

Anche la musica e la storia della Capoeira ricoprono una parte importante delle lezioni, in cui si studiano le percussioni tipiche di questa disciplina, come il berimbau, l’atabaque, il pandeiro e l’agògò unitamente alle musiche e alle canzoni che raccontano la storia di più di 500 anni di tradizioni, schiavitù e desiderio di libertà.